Stemma di Aleramo, realizzato in pietra da cantoni del Monferrato.
Cm. 13×13

La leggenda narra che il marchese Aleramo sia nato presso Acqui Terme (nell’abbazia di Santa Giustina a Sezzadio) durante il pellegrinaggio dei nobili genitori tedeschi. Rimasto orfano dei suoi genitori, il bell’Aleramo venne ingaggiato nell’esercito imperiale ed entrò alla corte dell’imperatore Ottone I, ove conobbe Alasia, figlia dell’Imperatoredi cui si innamorò.

Incapaci di riferire la cosa a sua maestà temendo un rifiuto al matrimonio, i due innamorati scapparono nelle terre natali di Aleramo. Nella fuga usarono lei un cavallo bianco e lui uno rosso (da qui lo stemma bianco e rosso). Aleramo non riuscì a vivere senza combattere per difendere la pace. Quando l’imperatore Ottone venne a conoscenza della cosa, volle incontrare il coraggioso giovane e perdonò i due amanti. Ad Aleramo concesse allora, in un impeto di generosità, tante terre quante egli fosse riuscito a percorrerne cavalcando senza sosta. Il territorio che egli percorse è il Monferrato: tale nome deriva da mun (mattone) e da frà (ferrare), ovverosia i mattoni utilizzati per ferrare i 3 cavalli che Aleramo cavalcò.

Esistono però diverse varianti della leggenda, come quella che vuole Aleramo ottenere il territorio che fosse riuscito a cavalcare in tre giorni e tre notti, e che il nome Monferrato deriva dall’aver usato un mattone (mòn) come martello, per ferrare il cavallo che aveva perso un ferro (fér) durante la corsa.

Altri fanno risalire il nome Monferrato ai numerosi castelli in mattoni fortificati che sono presenti in Monferrato. In questo caso il dono del territorio viene fatto risalire non al suo amore con la figlia di Ottone, ma al valore dimostrato nella liberazione della Liguria occidentale e del basso Piemonte dai cosiddetti saraceni.

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